Di orsi e altri animali: i fondamenti dello specismo - Learning Animals
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Di orsi e altri animali: i fondamenti dello specismo

di Francesco De Giorgio, etologo antispecista e facilitatore d’Animalità.

 

Sono quattro i principali fondamenti (fondamentalismi) ideologici che si contendono la persecuzione degli orsi e di altri animali:

– Politico, perché risponde in primo luogo ad un’ideologia fascio-specista che pretende di dare attenzione ad una presunta volontà popolare, tra l’altro non si capisce bene a quale popolo faccia riferimento, sicuramente non alla volontà di un popolo animale. La questione orsi è infatti in gran parte una questione politica, che rientra dentro quell’idea di società perfetta, di sicurezza e controllo così tanto propagandata che trova nel cane bravo cittadino a quattro zampe, nell’ossessione del decoro urbano e nel contrasto all’immigrazione, lo stesso scenario ideologico, che in questo momento viene pagato dagli orsi e molti altri animali;
Scientifico, con animali che devono avere a che fare da una parte, con una prospettiva naturalistica che si poggia su fondamenta comunque speciste, che assume una prospettiva ecologica più che animale e che stravolge i significati interpretando i fenomeni attraverso le catene alimentari, le gerarchie e le leggi di sopravvivenza, dall’altra con una prospettiva veterinaria servile a quella politica, che usa il mito del benessere animale degli orsi detenuti, quello “per il loro bene”, per giustificare l’uso di psicoterapie e approcci di controllo, che portano le stesse psicoterapie e approcci di controllo ad essere usati su altri animali, come nel caso dei cani cosiddetti “problematici”, che sono più spesso vittime invece di una società essa si problematica, ma anche come nel caso dell’ipocrisia delle “macchine degli abbracci”, pensate per rendere la macellazione degli animali da carne più compassionevole;
Zootecnico-Venatorio, perché un orso che si alimenta occasionalmente di animali detenuti sui verdi pascoli (perché sai l’allevamento intensivo), non viene visto come un qualcosa che può capitare, che fa parte di un rischio d’azienda, che tra l’altro viene anche rimborsato, e che piaccia o meno rientra comunque in una ideologia alimentare che vede ancora nella produzione animale, nella carne, nel latte e in altri derivati che appartengono agli (altri) animali, che questi alimenti siano indispensabili agli animali umani. A questo si aggiunge tutta quella ideologia venatoria, basata su un gran numero di credenze e credulonerie, che vede negli orsi degli antagonisti mentre invece è l’umano a porsi nel ruolo sbagliato e che quindi alla fine non esiste un antagonismo, ma semplicemente l’umano che crede di essere chi in realtà non è;
Turistico, perché se proprio piace il turismo green, wild, nature, allora devi essere consapevole di cosa ti piace, che non ti possono piacere solo le alte vette, i verdi pascoli, le fresche acque, i funghi e i sentieri da usare tipo palestra, ma devi addentrarti già avendo studiato, compreso gli animali che ivi vivono e quindi muoverti adottando norme di comportamento e direi logiche animali, congrue agli ambienti che si visitano, che non sono solo ambienti scenografici, ma contesti di viva Animalità.
Ora, una proposta realmente sostenibile, concreta e applicabile, anche per gli umani, che possa vedere il termine di una persecuzione degli orsi e di altri animali, anche umani, non può che passare dall’integrale decostruzione di questi fondamentalismi. Questa decostruzione va fatta passare necessariamente attraverso un ribaltamento di paradigma della conoscenza e della cultura, anche quando trattasi di un cultura millenaria (anche i faraoni si sono estinti), anche quando trattasi di un’etologia che presume di essere oggettiva, ma che si fonda su presupposti specisti. Qui l’appello non è alla riforma degli ambiti infettati da questi fondamentalismi, in particolare l’etologia e la conoscenza animale in generale, che sono attualmente, esse si, prede dello specismo, ma ad una loro nuova costruzione che sia basata su una comprensione, applicazione, diffusione e azione a fondamento antispecista. Una volta definito questo, tutta la parte del “come” verrà di seguito, visto che invece di focalizzarsi su un come fare, conta sempre di più un perché farlo.
E nella dimensione del perché non abbiamo bisogno di esperti, competenze e approcci che vengono dal passato, ma di scritti, voci e azioni coraggiose, che sappiano muoversi oltre il filo spinato dello specismo, che sappiano non prostrarsi ad una presunta unica realtà, che sappiano anche fare liberazione animale attraverso una logica animale, che non siano appassionati di animali ma titolari di una resistenza nel nome dell’Animalità.
Perché estrema ed estremista non è la resistenza, ma l’oppressione.
#StopCasteller